La caduta di un misterioso corpo celeste causa la nascita del Bagliore, uno strano fenomeno biologico elettromagnetico che avvolge un’intera zona, denominata Area X, e che rischia di espandersi sempre di più.
Un gruppo di quattro scienziate, a cui si aggiunge la biologa Lena (Natalie Portman), moglie di uno dei membri (Oscar Isaac) di una precedente spedizione dal destino ignoto, viene inviata ad indagare in loco sul misterioso fenomeno che ha causato alcune strane mutazioni.

Arriva in Italia su Netflix, dopo la distribuzione nelle sale in Nord America e in Cina da parte di Paramount Pictures, la nuova fatica del guru della fantascienza Alex Garland (già sceneggiatore di film come 28 giorni dopo, Sunshine, Non lasciarmi e anche regista in Ex Machina).
Il film conta di un ottimo cast quasi esclusivamente femminile, con talentuose attrici del calibro di Natalie Portman (Léon, Il cigno nero, Jackie), Jennifer Jason Leigh (L’ultima eclissi, eXistenZ, The Hateful Eight) e Tessa Thompson (Selma – La strada per la libertà, Creed – Nato per combattere, Thor:Ragnarok).

Annientamento, sceneggiato sempre da Garland, è tratto dall’omonimo romanzo di Jeff VanderMeer, prendendosi non poche libertà nell’adattamento.
La trama del libro viene ibridata (se vogliamo “mutata”, tanto per rimanere in tema) col classico racconto di H.P. Lovecraft Il colore venuto dallo spazio, da cui riprende non poche suggestioni (l’impatto di una meteorite che genera strani fenomeni, un sopravvissuto che sembra aver perso il lume della ragione, la contaminazione e degenerazione degli esseri viventi, piante e animali, che subiscono drastiche, se non drammatiche, trasformazioni).
Oltre a queste atmosfere di derivazione letteraria Garland ha un occhio di riguardo anche verso alcune ispirazioni di origine cinematografica; impossibile non ritrovare in alcune scene la tensione dello sci-fi horror per eccellenza, Alien.
Il classico di Ridley Scott non viene citato solo a livello visivo (es. la mutazione umanoide nella piscina ricorda da vicino gli uomini intrappolati nei bozzoli dagli xenomorfi) ma anche nella sua eroina, figlia della progenitrice Ellen Ripley.
Il viaggio verso la follia, verso l’incubo, delle sue protagoniste, che avverrà in parte anche seguendo il corso di un fiume su delle barche, ricorda a tratti anche il capolavoro di Francis Ford Coppola Apocalypse Now.
In tutto questo trova spazio anche il tema della trasformazione, della mutazione del corpo (con momenti inquietanti, non per deboli di stomaco, come quello del filmato ritrovato) tanto caro ad un certo cinema body horror come i primi lavori di David Cronenberg o La cosa di John Carpenter.
Lo splendido lato visivo è servito eccellentemente dalla fotografia di Rob Hardy, con quella luce eterea che ben rende lo stato di “sogno ad occhi aperti” vissuto dalle cinque scienziate nella loro spedizione dentro il Bagliore.

Una pellicola per gli amanti di quella fantascienza che flirta con la tensione e le atmosfere del thriller e dell’horror, uno dei film più interessanti del genere usciti negli ultimi anni.

CommentiCommenti

Lascia un commento