Tutti conoscono, almeno di nome, Dylan Dog, iconico indagatore dell’incubo ideato da Tiziano Sclavi, con il supporto grafico di Claudio Villa – sarà il copertinista della serie fino al numero 41 -, e lanciato nel 1986.
Il malinconico, ironico e poetico old boy (nomignolo dato a Dylan dall’amico ispettore Bloch) è diventato uno dei personaggi più famosi della Sergio Bonelli Editore, arrivando a vendere mezzo milione di copie mensili negli anni ’90.
Il fumetto horror di Sclavi ha sempre avuto un rapporto stretto con il mondo della celluloide, sin dal primo numero, L’alba dei morti viventi, di spiccata ispirazione romeriana (in un momento della storia i protagonisti vanno addirittura al cinema ad assistere ad una proiezione di Zombi, il cult di Romero).
Ma sono tanti altri i riferimenti cinematografici che sono andati ad accumularsi negli oltre trent’anni di carriera di Dylan – Il silenzio degli innocenti per Il cervello di Killex, Fuori orario per Dopo mezzanotte, ecc. -, ispirazioni sempre omaggiate e rielaborate con originalità.


Non passa molto tempo al primo vero e proprio incontro con il mondo del cinema, avvenuto nel 1994 con la pellicola Dellamorte Dellamore.
Il film – diretto dal pupillo di Dario Argento, Michele Soavi (Deliria, La chiesa, Arrivederci amore, ciao) – è tratto dall’omonimo romanzo di Tiziano Sclavi che vede per protagonista Francesco Dellamorte, personaggio prototipo di Dylan Dog, con cui condivide più di un punto in comune.
La vicinanza tra i due personaggi è ulteriormente amplificata nel film, dove Francesco è impersonato da Rupert Everett, attore che ha ispirato le fattezze di DD.
Dellamorte Dellamore riesce a catturare il mood delle storie sclaviane, il loro spirito tra il surreale e il grottesco.

Dopo la pellicola di Soavi passano anni di silenzio sul fronte audiovisivo, fino a Dylan Dog – Il film, produzione americana del 2011, diretta da Kevin Munroe (quello del film animato delle Tartarughe Ninja del 2007, TMNT) e interpretata dall’ex Superman Brandon Routh.
Il film è un flop su tutti i fronti, non solo dal punto di vista degli incassi, ma anche sul lato qualitativo e su quello della fedeltà al fumetto (più un pot-pourri tra Underworld e Buffy l’ammazzavampiri che Dylan Dog).
La fine delle avventure in carne e ossa dell’indagatore dell’incubo?
Sembrerebbe di no, è di pochi giorni fa l’annuncio della Sergio Bonelli Editore di voler espandere i propri settori di interesse: con la costituzione della Bonelli Entertainment, la casa editrice italiana promette lo sviluppo di progetti cinematografici e televisivi basati sui propri personaggi (riuscendo anche a mantenere un certo controllo creativo, così da evitare spiacevoli incidenti come Dylan Dog – Il film).
Il primo progetto a cui starebbe lavorando il “braccio produttivo” della casa di Tex sarebbe proprio una serie tv di 10 episodi su Dylan Dog.
Vincenzo Sarno, a capo dell’operazione, ha affermato che la società è in trattativa con potenziali partner, sia italiani che internazionali, con cui poter collaborale su questo e su altri futuri progetti.
Ai fan di DD non resta che aspettare, sperando la serie riesca a vedere la luce – non come la serie di Sky su Diabolik, volatilizzata nel nulla –, e che il loro sogno non si trasformi in un incubo.

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