È appena uscito, per i tipi di Solferino, “Un morto ogni tanto” libro un po’ autobiografia ed un po’ reportage di inchiesta di Paolo Borrometi.

Borrometi, giovane giornalista siciliano da cinque anni sotto scorta per le sue inchieste minuziose, precise e puntuali soprattutto nell’ambito dell’immenso business dell’agroalimentare che dalla Sicilia sudorientale si allunga a tutta l’Italia.

Due livelli, infatti, in questa opera presentata ieri sera a Roma alla presenza di Pif, del Procuratore  nazionale antimafia ed antiterrorismo Cafiero De Raha, del Consigliere del Presidente della Repubblica per la Stampa e la Comunicazione e di tanti che si sono stretti in segno di solidarietà intorno a Borrometi.

Paolo Borrometi presenta il suo libro

Quello in primis  autobiografico di impegno come  giovane cronista che all’inizio della sua attività, completamente solo e ancora sconosciuto, inizia a “prendersi cura della sua terra” .

Terra in cui, appena liceale, lo sorprese segnandolo indelebilmente l’assassinio con sei colpi di pistola nel febbraio del 1972 di Giovanni Spampinato, ventiseienne cronista, punito per le sue inchieste sulle collusioni fra mafia e politica nella provincia di Ragusa. E si prenderà cura della sua terra, Paolo Borrometi, tanto  fino al punto di iniziare a subire sia violenza fisica che una serie di attentati alla sua persona. Fino al più recente, quello fortunatamente sventato nell’aprile di quest’anno, dal Commissariato di Pachino grazie ad alcune intercettazioni in cui era previsto lui saltasse in aria in una autobomba..e con lui la scorta, ovviamente.

Intercettazioni in cui si diceva tranquillamente che :“Bum a terra!devi colpire a questo,bum,a terra!…Ogni tanto un murticeddu, sai,cosi…un murticeddu vedi che serve!..Per dare una calmata a tutti!Un murticeddu …”

Dove “questo” era lui, Borrometi.

Nonostante tutto Paolo Borrometi è andato avanti.

Avanti con un modo di fare  giornalismo che, a chiunque legga un suo pezzo, spiega subito esattamente perché oggi esista chi purtroppo debba vivere blindato e sotto scorta per l’esercizio del suo libero pensiero e per essere, semplicemente e con onore, un giornalista.

Con una vita vissuta spesso   al contrario di quelli che denuncia, che dovrebbero esserlo loro”blindati”.

Borrometi non fa sconti.

Il racconto delle inchieste tramite tante storie anche diverse, vicende che partono intorno all’ “oro rosso”, il pomodorino che dalla Sicilia arriva sulle nostre tavole. Storie di giovani donne straniere sfruttate e vittime della violenza di caporali senza scrupoli, di traffici di società’ con giri di prestanomi talmente complessi ad entrarci dentro che a noi lettori appaiono come nomi di un  romanzo russo mentre, invece, sono realtà’ di giochi fatti regolarmente e  con una rete che solo chi è davvero bravo sa dipanare. Di personaggi che si nascondono, di mezze figure ma anche di “angeli”. Quelli con cui ogni giorno ormai da cinque anni Paolo prende il primo caffè del mattino. Gli uomini della sua scorta, la sua famiglia  quotidiana. Uomini che, come ho sentito dire dalla loro voce, non scortano “solo” lui, la persona fisica dello “scortato”, ma un’idea.

Quella per cui il libero pensiero va difeso, la libertà di stampa va difesa, la possibilità di denunciare ciò che è malaffare e ciò che di buono, invece, si vorrebbe per tutti noi e per il proprio Paese, va difesa.

Un giornalismo di  nomi e cognomi  quello di Borrometi che ,se può, mette anche le facce  dei protagonisti nelle sue inchieste. Perché è anche  uno per cui impegno è andare nelle scuole, parlare ai ragazzi, fare opera di educazione alla cittadinanza attiva, alla legalità soprattutto con loro, di persona…non solo con le parole scritte.

Loro che sono il Presente, gli sento dire sempre quando ho l’onore di essere con lui nelle classi per il Progetto Sentinelle della Fondazione Caponnetto. Sono il Presente e non un Futuro indefinito al quale spesso gli adulti li demandano.

Il Presente che li responsabilizza da subito, qualunque età abbiano, ad essere consapevoli, a saper scegliere, a capire da che parte sta il giusto e lo sbagliato.

Il bene ed il male.

“Educare alla legalità è educare alla Bellezza, come diceva Peppino Impastato” ci racconta  Borrometi.

Per questo nei suoi suoi articoli sempre riferimenti precisi a chi quella bellezza  vorrebbe cancellare, “Mettendo le loro facce…perché i nostri ragazzi quelle persone le incontrano per strada, al bar, in piazza ed è giusto che possano decidere se abbassare la testa o guardarle negli occhi con fierezza, far intendere loro: Io non sono come voi “.

“Un  morto ogni tanto” è libro di inchiesta e di emozioni. Una testimonianza che va ben oltre quello che racconta. La storia di qualcuno che, fortunatamente, ha potuto essere raccontata proprio perché non è stato e non è lasciato solo, perché anche questo è importante. Perché la mafia colpisce chi riesce ad uccidere ma anche chi riesce ad isolare, delegittimare…e finanche Falcone provò questa ignominia.

Borrometi anche dopo aver provato la violenza di colpi a tradimento, di una spalla rotta e di tutte le possibili terribili angosce sia per se stesso ma, soprattutto per chi amava ed ama, non si è dato per vinto ed ha saputo  trovare e meritare solidarietà infinita .

Quella capacità di essere autentico e consapevole che oggi, sia pur nella pesantezza di una vita in cui da anni non gli è possibile nessuna delle semplici cose che  ciascuno di noi può semplicemente fare da solo ogni giorno, ha permesso che arrivasse con determinazione a fargli raccontare la sua  storia. Ed è già una vittoria.

Fermandola in un libro.

Un libro,qualcosa  che resta, che si trasmette con la bellezza che gli è propria, che  passera’ di mano in mano.

“Nella mia vita” scrive Borrometi “non sono stato amato e non lo sarò certo grazie a questo libro.Non me ne sono fatto una ragione ma ho continuato ad amare ciò che pensavo fosse utile: il giornalismo libero. Quello che non piace, che dà fastidio, quello che scava, quello che irrita, che punge e che soprattutto non si arrende”.

Un libro testimonianza che possiamo oggi  leggere e custodire  completando cosi, insieme a lui, questa testimonianza. Un libro dove oggi  hanno vinto insieme a Paolo Borrometi, il coraggio, l’impegno, il senso civico, l’amore per la propria terra, chi lui ama e lo riama…ed anche il Giornalismo .

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